Ho letto sul giornale che i barbieri e i parrucchieri non si chiamano più così ma per legge d’ora in avanti si chiameranno acconciatori e acconciatrici. Perché, non andavano più bene quei nomi?

La legge n. 174 del 17 agosto 2005, pubblicata sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 204 del 2 settembre 2005, recando «i principi fondamentali di disciplina dell’attività professionistica di acconciatore» (art. 1) stabilisce all’art. 6, comma 1, che:

«Le attività di barbiere e parrucchiere per uomo e donna […] assumono la denominazione di “attività di acconciatore“».

In effetti le denominazioni ufficiali di mestieri e professioni possono intervenire e spesso sono intervenute per ricondurre a specie nuove o per ridefinire e precisare i contenuti delle attività sulle quali si esercita l’attività legislativa. In tali casi può succedere che il legislatore scelga di ricorrere a formulazioni univoche là dove esisteva diversità di denominazione oppure introduca nuove denominazioni che ne eliminano altre percepite come superate perché parziali, riduttive, addirittura lesive della dignità personale del lavoratore, in accordo con un sentire, diffusosi sempre di più negli ultimi anni nelle società a sviluppo avanzato, sostenuto dalle battaglie delle organizzazioni sindacali e di categoria per «il rinnovamento e la rinobilitazione delle denominazioni di mestiere».

Notissimo uno dei casi-pilota, quello di spazzino, denominazione tradizionale sostituita da quella più nobilitante di netturbino (cioè “netta-urbe”) negli anni Cinquanta del Novecento. Il termine, deriva da Netturbe, nome della società appaltatrice dei servizi di nettezza urbana a Palermo. I dipendenti dell’azienda vennero chiamati netturbini, nome dal sapore aulico, che piacque e si diffuse in tutt’Italia. In tempi più recenti, verso la fine degli anni Settanta, la denominazione sindacalistica di operatore ecologico è venuta incontro alla richiesta di maggior decoro da parte dei lavoratori.

Non ci sembra perciò il caso di preoccuparci per il destino di barbiere (antichissimo, dugentesco vocabolo) e dei più recenti parrucchiere e pettinatrice, vista la radicata presenza dei termini nella memoria linguistica collettiva, oltre che nella lingua scritta, letteraria e non letteraria.

I termini acconciatore e acconciatrice, che peraltro già venivano adoperati con funzione auto-nobilitante da gestori di saloni di parrucchieri per uomo o per donna, per lungo tempo NON soppianteranno dall’uso vivo della lingua parlata gli iponimi a grado zero di nobiltà barbiere e parrucchiere/a. 

Tanto meno vi riuscirà  l’hair stylist che campeggia da alcuni anni sui saloni di “acconciatura” di (più o meno) alta moda.

Dunque la risposta alla domanda iniziale è NON C’E’ ALCUNA DIFFERENZA TRA PARRUCCHIERE E ACCONCIATORE!

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